Banner
Il calzaturiero scaligero torna a crescere (+11%)

arena_2È stata ripresa vera quella delle esportazioni di calzature veronesi nel 2010. Lo conferma l'elaborazione dei dati dell'intero anno prodotta dal Distretto calzaturiero . Con 375,1 milioni, infatti, si è registrato un incremento dell'11,2% sul 2009 e si è avvicinata la cifra (338,4 milioni) del 2008, malgrado che, nel biennio, si siano perduti almeno 5 produttori medio grandi, oltre a vari piccoli. La cifra, comunque, mantiene Verona al quinto posto assoluto come esportatore in una graduatoria che vede davanti Treviso, Fermo, Firenze e Milano (quest'ultima che, però, esporta anche significativi quantitativi di calzature veronesi), con Verona che precede Macerata, Venezia, Padova, Ascoli e Pisa.

MA CORRE DI PIÙ L'ITALIA. C'è anche però l'altra faccia della medaglia: quella che vede l'aumento di Verona in linea con quello medio del Veneto (11,5%), ma lontano dal 12,8% nazionale. «Significa che le aziende hanno saputo intercettare molti dei segnali partiti dai mercati, ma questo, purtroppo, con forti sacrifici per i margini. E questo vuol anche dire», commenta il rappresentante del Distretto, Umberto Pinamonte, «che c'è ancora molto spazio per migliorare le strategie commerciali sui diversi mercati e affinare ulteriormente l'attività di promozione della Camera di commercio, intensificata con la presidenza di Sandro Bianchi».
Al di là dei dati globali ci sono da fare delle considerazioni sui singoli mercati. I principali 14 Paesi destinatari rappresentano per Verona l'86% del totale-mondo, con un incremento del 14,2%, contro la media italiana del 72% ed un +12,5%.
Quindi Verona è più concentrata su specifici mercati. Ed ha ottenuto risultati molto brillanti in Russia, Svizzera (con grande spazio di crescita, quindi , che andrebbe meglio presidiata), Spagna, Belgio, Paesi Bassi e, in controtendenza, in Grecia, oltre a Hong Kong e Polonia, paese che può dare molto di più, come pure l'Austria. «Tutti Paesi che meritano», commenta Pinamonte, «attenzione».
Poi c'è anche il risvolto di delusioni profonde come la Gran Bretagna ed il Giappone. Forse per la Francia, miglior cliente italiano, ma per Verona solo terza e, per di più, con una perdita, stridente rispetto al +11% nazionale e il 12% veneto, c'è una spiegazione da verificare, quella di Verona che esporta passando da Milano.
Un discorso a parte merita il Regno Unito dove , evidentemente, la tipologia delle calzature veronesi è di più «elevata» qualità rispetto a quella medio bassa richiesta dal mercato.
MANCANO GLI USA. «Si vede chiaramente», spiega ancora Pinamonte, «che ci si sta impegnando su alcuni mercati, Russia in testa, ma che si stanno anche perdendo di vista altri mercati in ripresa, come , appunto, gli Usa dove Verona non ha ancora saputo individuare le strade per agganciarsi alla ripresa». Opportunità persa o solo rinviata. Ma non c'è tempo da perdere, visto che l'Italia, come ha recentemente commentato anche il presidente confindustriale (moda), Renzo d'Arcano, si muove ancora con cautela, con i consumi tuttora in calo. Anche perché dovrebbero tornare in Italia alcune lavorazioni, ora esternalizzate, come il montaggio delle calzature, per garantire quel "made in Italy" che ormai sempre più mercati richiedono. F.R.

 

 

Tratto da http://www.larena.it del 27.03.2011