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Ultime notizie sul Distretto da "L'Arena - il giornale di Verona"

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DISTRETTI. Dai dati del primo semestre emerge una tendenza positiva: export nel mondo di oltre 200 milioni di euro.
Calzaturiero, Verona cresce ma rimangono le incertezze.
Incremento dell´11,9%, più del Veneto ma meno dell´Italia. Pinamonte: «Puntare su nuovi mercati, reti d´impresa e certificazione del made in Italy»

 

Primo semestre buono, ma non eccezionale, per il calzaturiero veronese, che si conferma, con 200,48 milioni di euro realizzati tra gennaio e giugno, tra i grandi protagonisti italiani. Verona ha avuto un incremento dell´11,9%, inferiore alla media italiana (15,5%) ma superiore a quella (10,8%) del Veneto. Verona poi si conferma al quinto posto nella graduatoria export delle province calzaturiere, preceduta da Treviso, Fermo, Firenze e Milano, che si giova anche di parte significativa dell´export scaligero.

 

MERCATI PIÙ FORTI. Sui mercati più forti - come Germania (primo cliente con il 32,5% del totale), Spagna, Paesi Bassi, Austria, Giappone e Polonia - Verona ha ottenuto risultati che gli operatori giudicano brillanti, superiori alla media italiana. Invece si è vista una scarsa tenuta in Francia (secondo cliente con il 22, 4%) e sono apparsi deludenti mercati significativi come Stati Uniti, Regno Unito, Russia (che è drastica! mente scesa dopo l´exploit 2010), Belgio, Hong Kong e Cina.
Ma vanno evidenziati anche altri aspetti . I paesi più significativi per Verona rappresentano il 68,8% del totale venduto nel mondo, ma qui il sistema scaligero ha ottenuto solo un +8% contro la media italiana del 13,5%. Invece Verona ha decisamente accelerato sui mercati oggi meno importanti, con più 31,5% a fronte di una crescita dell´Italia inferiore al 25%. Segno questo evidente di uno sforzo consistente dei veronesi verso i mercati non tradizionali.

 

STATI UNITI TRASCURATI. Il problema appare però che non basta credere solo nei paesi trainanti, come è il caso della Germania, se si trascurano altri mercati in ripresa, come Stati Uniti, Russia, Hong Kong, Cina e Ucraina.
Un altro aspetto da valorizzare è il ruolo del calzaturiero sul fronte dell´export globale di Verona, che è stato di 4.334 milioni (+11,3%). Le scarpe valgono un quinto posto sul totale, dietro impianti (389milion! i, + 25,7%)), bevande (330, + 7,4%) macchine speciali (236 + 0! ,76%) e abbigliamento che con 221 milioni e + 9,6% si pone al quarto posto.
Però il sistema moda con abbigliamento , calzature ed altri prodotti tessili e cuoio e maglieria, tessuti, filati, sale a 673 milioni con un aumento complessivo del 16,1% . Un sistema moda che vale perciò il 15,5% del totale export veronese nel primo semestre.

 

CAUTO OTTIMISMO. «Il quadro è moderatamente favorevole», dice Umberto Pinamonte, a capo del distretto calzaturiero veronese, «anche se è in atto una piccola frenata e, comunque, manca una ripresa importante. Questo perché l´Italia appare stagnante. L´occupazione è in sostanziale stabilità, mentre prosegue purtroppo il processo di selezione delle imprese sia grandi che piccole».
Insomma c´è cauto ottimismo malgrado i segnali deboli di ripresa e le problematiche legate all´accesso al credito e al rialzo delle materie prime.
«Stiamo studiando le priorità da dare da qui al 2014», ricorda Pinamont! e, «priorità che emergeranno da un ampio confronto con le aziende. Punti essenziali sono: formazione-autoformazione di un gruppo di imprenditori sugli scenari dei mercati per prendere coscienza insieme sugli investimenti in marketing da fare. Si tratta di consolidare la presenza sui mercati tradizionali e di porre attenzione ai mercati promettenti in vista di una riuscita prevista oltre il10% annuo. La nostra problematica consiste nel cosa fare come Distretto a supporto delle attività delle singole aziende, senza, però, interferire nella loro imprenditorialità».
Sulla sfondo c´è poi un altro grande problema: quello della opportunità o meno di riportare i fondi (montaggio e finissaggio) in Italia per la qualifica Made in Italy che valorizza il prodotto . «L´interrogativo», spiega Pinamonte, «è forte perchè ci si chiede se farlo in proprio o ricorrendo, come un tempo, alla subfornitura, come ripotenziare il mondo artigiano produttivo, ricostruendo ! la filiera che in parte si era delocalizzata, in un´ottica di med! io termine»
Quello del Made in Italy appare quindi un tema focale perché il prodotto italiano e un forte marchio fanno alzare il prezzo medio. Ci sono paesi a forte sviluppo che vogliono il prodotto italiano «Made in» di lusso e con marchio noto. Ma bisogna chiedersi quali spazi potrebbero avere le aziende veronesi per essere presenti in questi segmenti di mercato e quali strategie dovrebbero realizzare.
È per questo che Pinamonte conclude auspicando un dibattito sul futuro cavalcando ipotesi di lavoro come le reti dì´impresa e di collaborazione sinergica tra imprese, ognuna mantenendo la specifica imprenditorialità.F.R

 

Tratto da www.larena.it 07/10/2011